Gli Equicoli.

       Insediamenti Italici nel Cicolano: territorio della <<res publica Aequicolanorum>>

  1. Introduzione storica;

  2. S. Erasmo di Corvaro;

  3. La necropoli arcaica del piano del Cammarone di Corvaro;

  4. Bibliografia Equicoli.

    Storia degli Equicoli

«...horrida praecipue cui gense adsuetaque multo/venatu nemorum, duris Aequicula glaebis./Armati terram exercent semperque recentis/convectare iuvat praedas et vivere rapto...» (Virgilio, Eneide, VII, 744-749).
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Così vengono descritti gli Acquicoli da uno scrittore di regime, preoccupato di inserirli nei miti romani delle origini, dopo il definiti­vo annientamento delle etnie italiche con la guerra sociale; un con­tentino formale teso a far dimenticare gli orrori della guerra in cui erano caduti 300.000 iuventutis Italicae (1). Dalla descrizione di Virgilio si ricava lo stato di povertà e di abbandono dell' ager aequicolanus, dove i sopravvissuti sono ridotti a vivere di caccia e di rapina, oltre che a coltivare la terra armati. Solo il nome dunque rimaneva degli Aequi, alla fine del I sec. a.C., una delle popolazioni sabelliche e che nel corso del V-IV secolo a.C. erano stati gli aeterni hostes dei Romani, arrivando, insieme ai Volsci, nella campagna romana fin sotto Roma (2).
La fonte principale sugli Equi è rappresentata da Tito Livio che descrive il loro territorio come chiuso tra le terre dei Sabini, Marsi, Ernici, Volsci e Latini (3). Essi infatti occupavano la Valle dell'Aniene (da Vicovaro in su), la Pianura carseolana, la Valle superiore del Turano, parte dei Piani Palentini e la Valle dell'Imele-Salto (4). Lo stesso Livio ricorda le loro città, Alba Fucens, Carseoli, Algidum, Corbio, Ad Columen, Vitellia, Boia (5). Dell'importanza del loro territorio parla la Reggiani in un recente articolo: «In realtà la valle del Salto, collegando la Salaria e la Tiburtina permette alle due popolazioni gravitanti attorno al Fucino e alla valle dell'Amene di raggiungere l'altro grosso centro di riunione dell'Italia centrale rappresentato dalla pianura reatina. Ancora in tempi recenti, fenomeni come quello del brigantaggio ed episodi delle guerre risorgimentali dimostrano l'importanza della zona nei collegamenti dell'Italia centrale. Le tribù della valle del Salto o Cicolano(da ager aequicolanus) dovettero gravitare in antico verso il Fucino, in direzione della valle dell'Amene, a-bitata dagli Equi, e del territorio sabino» (5 bis).
Dopo le lotte del V e IV secolo, gli Aequi furono definitivamente sconfitti dai consoli C. Iunio Babulco e da P. Sempronius Sophus che nel 304 a.C., nel giro di 50 giorni, prese ed incendiò 31 oppida equi (6); Diodoro parla invece della presa di 41 oppida (7).
La fine del IV secolo segna una notevole mutuazione territoriale per gli Equi che vedranno il loro ager spezzato in due dalla deduzione delle colonie romane di Alba Fucens (302-303 a.c.) e di Carseoli (298 a.C.). Negli stessi anni (303 a.C.) i Romani concedono, inoltre, la civitas sine suffragio a Trebula Suffenas in territorio equo (l'odierno Ciciliano) (8), controllando così completamente anche la valle dell'Aniene. La risolutiva conquista romana avvenne verso il 290 a.C., come per la vicina Sabina con M. Curio Dentato e fu seguita dalla civitas s.s. e dall'iscrizione alla tribù Claudia. E' dopo questi ultimi avvenimenti che nasce la denominazione di Aequicoli, definizione che si consoliderà verso la fine della repubblica con Diodoro e Virgilio e poi oltre con Ovidio e Silio Italico.
Il nome di Equicoli non era altro che quello dato dai Romani ad uno dei pochi gruppi degli Equi che ancora manteneva in età repubblicana una propria forma di indipendenza culturale e l'originario ethnos. Essi costituivano una federazione di vari popoli, ricordati da Plinio: i Cliternini, Carsiolani, Camini, Tatiates, Caedicini, Alfaterni (9); con due municipi in età romana, Cliternia e la res publica Aequicolanorum con Nersae come centro principale, municipio istituiti probabilmente dopo il 49 a.C. (10).
Mentre sappiamo dove erano ubicati Cliternini (Capradosso?) e Carsiolani (Carsoli) è probabile che gli altri fossero compresi nel territorio della res publica Aequicolanorum. Per quanto riguarda i Caedicini è possibile una loro localizzazione nelle piane di Corvaro e S. Anatolia-Torano e sui monti circostanti, fino all'altopiano delle Rocche; infatti il loro toponimo è presente in alcuni documenti medioevali che attestano un Campo de Cedici, un Monte Cedico e Rocca de Cedico (11). Praticamente il territorio montano dei Caedicini era costituito dal piano di Campofelice e dal piano posto fra Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo (Rocca de Cedico) e Rovere (11 bis).
La presenza di Equicoli su queste altitudini (1200-1500 metri) è spiegabile tenendo conto delle esigenze della economia fondamentale del territorio sabellico, la pastorizia, che era soprattutto una transumanza verticale, circoscritta in loco e non legata a grandi tratturi (itinera callium) nati poi in età romana, nel III secolo a.C. (12). La pratica «verticale» prevedeva pascoli estivi in alto sui monti e invernali in basso sulle pianure, creando un bipolarismo insediativo con abitati sui monti, in genere fortificati e detti oppida e castella, e nelle pianure o colline, detti vici (13).
Questi passaggi stagionali dall'alto in basso, o viceversa., erano serviti da santuari, in genere dedicati ad Ercole e Silvano, di cui rimangono numerosi resti nel Cicolano nelle località di Alzano (Pescorocchiano), Civitella-Salto (idem), Colle Vetere (idem), S. Giovanni e S. Erasmo (Borgorose), di cui parleremo in seguito (14).
Altri terrazzamenti in opera poligonale relativi a santuari o basi di ville romane di tarda età repubblicana sono descritti dal Martelli, Lugini e Simelli (15), che indicano resti poligonali sul monte Aquilente di Fiamignano, nelle vicinanze della chiesa parrocchiale di Marmosedio di S. Lorenzo in Vallibus, nei pressi di Collemarzolino, a S. Stefano di Riotorto, Poggio S. Giovanni, a Castelmenardo, nella chiesa di S. Maria delle Grazie di Borgorose e Corvaro, fra Ville e Grotti, nei dintorni di S. Anatolia, nell'Arencuncola, in S. Savino, in S. Mauro in Fano ed in Santa Lucia. Alcune di queste località vengono anche descritte dai viaggiatori inglesi e francesi che percorrevano a cavallo il Cicolano nell'Ottocento, il Doodwel, Petit-Radel e il Craven (16). Solo negli ultimi anni la ricerca è andata avanti ad opera delle ispettrici A.M. Reggiani ed E. Armani della Soprintendenza Archeologica del Lazio (17).
Purtroppo manca per adesso l'individuazione completa degli abitati arcaici ed italico-romani, sia vici che oppida, che pure vengono nominati dalle fonti storiche e che la toponomastica e le ricerche in campo dell'Archeoclub di Pescorocchiano (condotte con la mia collaborazione) hanno permesso di individuare sui monti del comune di Borgorose: oppidum di «Monte Frontino» (quota 1167, sopra S. Stefano di Corvaro); oppidum di «Colle Civita» (quota 951 sopra il cimitero di Spedino); castellum di «Castelluccio» (quota 932 sopra le Ville). La non individuazione completa di oppida (centri fortificati) e soprattutto di vici, non permette, per ora, uno studio completo sulla distribuzione degli insediamenti italici nel Cicolano, mentre sappiamo, per altre popolazioni sabelliche vicine, per esempio i Marsi, che il territorio arcaico era organizzato con una struttura socio-economica pre-urbana del tipo oppidanico-vicanico, in cui le funzioni amministrative e difensive erano svolte dagli oppida mentre i vici svolgevano una funzione di unità produttive agricolo-pastorali. Per i santuari, che venivano mantenuti dalle offerte della comunità, la funzione era quella di luogo di incontro, scambio e mercato; dove le famiglie maggiorenti erigevano donari ed opere costruttive (18).
Passiamo ora a descrivere alcuni luoghi dell'aver Aequicolanus sottoposti ad indagine nel corso dell'anno 1983.
 

Tratto da :
Monografia e supplemento della 1° conferenza di aggiornamento scolastico su temi storico-territoriali del Cicolano
GIUSEPPE GROSSI
Insediamenti Italici nel Cicolano: territorio della <<res publica Aequicolanorum>>.
Arti grafiche s.n.c - L'Aquila 1984

Gli Equicoli: i guerrieri delle Montagne.

  1. Presentazione;

  2. Il Cicolano;

  3. La grotta di Val de Varri (Pescorocchiano);

  4. L'antico Abitato di Nersae;

  5. I luoghi di culto;

  6. Il Santuario di S. Angelo di Civitella (Pescorocchiano);

  7. Strutture archeologiche a Capradosso (Petrella Salto);

  8. Altre presenze archeologiche.

  9. Equicoli;
  10. Tumulo Montariolo;
  11. Materiale Tumulo Montariolo;
  12. Ricostruzione e musealizzazione.

    Ringraziamenti al Prof. Enzo Di Marco, per il lungo e duro lavoro

Archeologia Lazio: Equicoli

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